Foggia nel baratro, finale nel caos: a Monopoli è buio pesto
Buio pesto. Non ci sono altre metafore per definire l’ennesima sconfitta del Foggia, che è anche l’ennesima mancata prova d’orgoglio di un gruppo squinternato e, diciamolo bene e forte, anche malguidato da un Pazienza le cui dichiarazioni a fine gara hanno del grottesco; infine, l’ennesima occasione non colta di un campionato che ha offerto ai rossoneri opportunità a iosa per rimettersi vagamente in pista: dalle penalizzazioni in serie di Trapani e Siracusa (senza le quali questa squadra sarebbe precipitata in D da almeno un mese), al passo di gallina delle dirette concorrenti. Per dire, il Giugliano pareggia in casa col Benevento solo a tempo abbondantemente scaduto (allungando quel pochetto che basta per aggiungere il nono decisivo punto di distacco dai satanelli), ma soprattutto gli aretusei non portano a casa i tre punti contro la Cavese già salva, mancando il riaggancio che sarebbe in realtà sorpasso (in virtù della differenza reti). Insomma, il Foggia resta ancora (parzialmente) in piedi ed in corsa, del tutto immeritatamente (e questo sia chiaro), nonostante il record (mostruoso) di 13 (dicasi, TREDICI) sconfitte in un solo girone. Solo che ora non è più “artefice del proprio destino” (semmai abbia mai mostrato di poterlo essere): per accendere la flebilissima fiammella della speranza rappresentata dal playout dovrà contare quantomeno sulla mancata vittoria del Giugliano a Caserta (coi falchetti reduci dalla sconfitta di Latina che ha salvato i pontini e precluso ai casertani il terzo posto).
LA PARTITA – Nel buio del titolo, a voler essere oggettivi, finiscono anche molti dubbi, anch’essi ennesimi, su alcune decisioni arbitrali sistematicamente non benevole nei confronti dei rossoneri. L’arbitro Mirabella (napoletano, scelta di per sè discutibile visto che il convitato di pietra alla gara è il Giugliano, ma dopo la designazione di Bonacina non possiamo stupirci di nulla) già al 1′ fa discutere annullando il gol di Romeo (uno dei pochi che salviamo in questo Foggia da tregenda) per un dubbio fallo di D’Amico. Il bis di dubbi e pensieri arriva 6 minuti dopo, quando Bevilacqua sul buon cross di Giron fa l’unica cosa buona della sua partita colpendo bene di testa e trovando il mezzo prodigio di Albertazzi: palla sulla traversa e poi a terra: dentro o fuori? Mirabella non cambia idea con la FVS. Il fermo immagine qui riportato non ci persuade che abbia ragione.
Insomma, l’inizio farebbe ben sperare. Se non fosse che il Foggia, ancora declinato su un 3-4-3 privo di Biasiol e Liguori ma con la riconferma di Brosco e il rientro di Cangiano, a poco a poco si sgonfia: Romeo ci prova ancora (19′), Bevilacqua “telefona” ad Albertazzi (35′), infine l’italo-malgascio Greco porta al tiro i suoi sparando alto (44′): il primo tempo finisce qui. Mentre nel secondo, come spesso accaduto, ricomincia il calvario dei rossoneri. Ad aprirlo, de facto, è ancora Bevilacqua (4′) che è in posizione ideale sul secondo palo per deviare a rete di testa il cross di D’Amico: la conclusione è invece da dimenticare. Ci sarebbe quasi da sorridere se non fosse che l’erroraccio dia la stura alla tragedia. Cinque minuti dopo, infatti, arriva, immancabilmente, il gol avversario, alla solita maniera (dei gol presi dal Foggia): palla persa malamente a centrocampo, distanze goffe e bislacche, contropiede che parte quasi 3 contro 1, cui “sopravvive” la sgroppata di Fall (31enne in prestito dall’Entella) che è più o meno un Sarr (lo ricordate?) che ce l’ha fatta: prova ne è il tiro finale, poderoso almeno quanto (possiamo dirlo?) è difettosa la risposta di Perucchini (lo abbiamo detto!). Insomma, il solito copione. Completato dalla proverbiale mancata reazione e dalle altrettanto discutibili scelte tattiche di Pazienza. Una carambola in area con esangue tiro finale di Cangiano è tutto ciò che il Foggia riesce a fare. Lo squallore è completo quando, nel finale, squadre e terna arbitrale devono rifugiarsi nel tunnel a causa dell’invasione di campo di alcuni (tre) tifosi ospiti, con la conseguente sospensione di circa undici minuti e la quasi certa sanzione che chiuderà, ad ogni probabilità, lo Zaccheria per l’atto finale contro la Salernitana.
Non c’è limite al peggio, vien da dire, quando Pazienza commenta, alla fine, che “rimane la prestazione”. Cosa voglia farsene, lo sa solo lui.
