A mente fredda/ Cuore e intelligenza, oltre le nubi: il Foggia sa fare da sè

Una vittoria di petto, di lotta e all’italiana. Il Foggia in questo campionato ha mostrato vari modi di vincere. La costante però è sempre quella: la garra, per dirla alla sudamericana (senza voler fare il verso all’Adani di turno), che aiuta anche quando sei in emergenza e ti mancano i due giocatori più essenziali della rosa e non solo loro. Contro lo spauracchio (4 vittorie consecutive) della Casertana, questo mix di agonismo, volontà, determinazione e scaltrezza, si è declinato con una esemplare praticità tattica che ha reso vacuo il prolungato possesso degli avversari.

E sì, perchè nel vuoto dello Zaccheria si capisce subito che la storia non è la stessa dell’andata. Falchetti trasformati, disinvolti nel palleggio, perlopiù a due tocchi, e ineffabili nel produrre tutta una serie di triangoli, aperture, avanzate degli esterni e cross in area. Il Foggia dei 5 under iniziali (record stagionale) sembra invece meno sgombro mentalmente, ma, vedendola non bella, capisce presto come ottimizzare al meglio le armi di giornata. Dell’Agnello, che ritrova il posto da titolare, è cercato nei cross, specie dalla 3/4 di sinistra di Di Jenno. D’Andrea è collocato stavolta a mezzala, nella posizione di Rocca: scelta parsa certamente felice. Il giovane romano canta e porta la croce, smistando, tamponando, dettando l’assist in profondità anche da posizione più “bassa”. Curcio va sul pratico, è interditore aggiunto e per il resto ricama senza fronzoli. L’intesa con D’Andrea è confermata anche con la posizione alternativa del compagno: al quarto d’ora il 10 (pre)vede il movimento dell’11 e non ci pensa due volte a pennellare un cross che buca la linea difensiva casertana, già “ripulita” dallo scorrimento di Dell’Agnello sul primo palo che se ne trascina due. Il gol (scelta di tempo perfetta, per il 5° personale del Filippo rossonero) contraddice l’inerzia della gara, che resta aperta.

I rossoblu di Guidi si illudono che il predominio territoriale (sbandierato forse con troppa enfasi dal tecnico toscano a fine gara) possa alla lunga sortire effetti: in fin dei conti le trame sono interessanti ma, gravate da tanti passaggi fuori misura, non producono più di una certa quantità di spioventi in area rossonera, che a dir il vero i nostri (come è dall’inizio del campionato) soffrono discretamente. Dal canto loro, però, i satanelli sanno come reagire, cercando i capovolgimenti in verticale ogni volta che possono, sul dettato degli sganciamenti di Vitale e soprattutto del solito D’Andrea. Ed è così che il Foggia, pur lasciando il pallino tanto esaltato da Guidi, trova in realtà le occasioni migliori (30′, Curcio; 40′, miracolo di Avella su Dell’Agnello, a chiusura di un esemplare contropiede 4 vs.2).

L’interpretazione tattica del Foggia è perfetta e mostra uno dei volti più interessanti di questa squadra: quello intelligente, speculativo, sempre coriaceo. Anche nella ripresa lo spartito resta uguale: a sottolinearlo è ancora un contropiede, stavolta 4 contro 3, concluso da D’Andrea sulla combinazione con Kalombo (al solito, croce e – un po’ meno – delizia della destra rossonera). La prima palla gol dei falchetti arriva al 50′ (Icardi maltratta una palla d’oro suggerita da Turchetta nell’unico uno-due casertano in area di tutta la gara). Poi però è ancora il Foggia, ridisegnato con Balde e Garofalo, a non raddoppiare per il nonnulla che separa quest’ultimo dal tocco sull’ottimo “rasocross” di Dell’Agnello nell’ennesimo capovolgimento di fronte. Gli ospiti procedono sempre più stancamente e allora l’unico brivido lo fa correre Gavazzi che esce in maniera un po’ incomprensibile su una palla gestibilissima. Aldilà di questo, i rossoneri commettono un unico “reato”: non raddoppiano (con tutte le occasioni create, un vero crimine). Per fortuna Turchetta non è un giudice e non commina, sull’ultimo pallone vagante in area da corner, la pena che ai più (ma non a Guidi e Del Grosso a fine partita) sarebbe parsa spropositata.

Il Foggia scaccia le nubi societarie e va avanti per la sua strada, quasi affrettandosi sulla via di una salvezza da raggiungere al più presto, impaziente di poter poi sedersi ad un tavolo più importante con le proprie carte (dixerunt Marchionni e D’Andrea).  I tifosi, ancora una volta, apprezzano e applaudono una squadra che ancora una volta ha dimostrato di saper fare da sè. La vera impresa è proprio questa.

Giancarlo Pugliese

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